Fonte Verificata, un’altra cloaca di Gian Marco Saolini

Del samurchio di cui sopra e del suo pernicioso concetto di satira ne avevo già parlato negli articoli che puoi leggere cliccando qua.
Apro parentesi per tutti i fan di Saolini: pernicioso vuol dire dimmerda, giusto per semplificare e venirvi incontro. Chiusa parentesi.
L’ennesima avventura saoliniana, che lo vede al centro degli eventi come ogni attention whore o mitomane che si rispetti, è davvero una furbata.
Nelle condivisioni social di Fonte Verificata si replica la grafica dei vari siti di debunking, colori e icone comprese, facendo una vera e propria comunicazione parassitaria.
I contenuti sono i soliti, cazzate populiste che vanno a colpire solo e soltanto tra i più deboli del popolo digitale. Sul motivo per cui quel tipo di azione non è possibile definirlo come satira ne ho già parlato in un’altra occasione: clicca qui.
Con Fonte Verificata è stato fatto un passo in avanti rispetto alle usuali minchiate condivise dal nostro gnummareddo preferito. Si tratta di una colposa adulterazione semiotica, il farsi passare per qualcosa che non si è sul piano della comunicazione.
Il nostro piccolo Luca Morisi che non ce l’ha fatta, non condivide più le sue puttanate punto e basta. Le condivide mascherando l’azione attraverso lo schema semiotico dei siti che quelle stesse puttanate cercando di arginare, con un lavoro certosino di verifica e controllo.
Nel footer del sito originale, non ovviamente nei post condivisi, c’è un disclaimer cerchiobottista che esplicita il trattarsi di puttanate, ma nessuno andrà a leggere mai quel footer. Di un post condiviso su Facebook si guarda la foto, si legge il titolo e poi forse si clicca per leggere tutto l’articolo e poi, forse forse, si scorre la pagina fino ad arrivare al footer.
Questa trovata non solo delegittima i siti che si occupano di lotta alle fake news, ma provoca la solita serie di danni percettivi a cascata. Acuiti dal momento di merda che stiamo vivendo tutti.
Appurato che gli idioti digitali sono degli idioti, quale termine del lessico italiano posso usare per chi, con coscienza e predeterminazione, sfrutta l’idiozia per tirare su due spicci?
Lo sfruttamento dell’indignazione facile e dell’idiozia digitale ha rotto i coglioni.
Ma a quanto pare i fan del rognone non la pensano così. Questa pletora di trentenni disillusi dall’arido cuore post moderno se la ridono tantissimo.
A loro piace tanto il bullismo, si vede che non hanno preso abbastanza schiaffi alle elementari.
A tal proposito, il tracciamento, più che per i casi di Covid, dovrebbe essere attuato per chi sostiene questo tipo di azione e ne ride. In modo che quando i figosi ridanciani andranno a cercare lavoro, il datore saprà chi sta per assumere.
Sperando che in quel luogo non ci siano categorie protette, sennò gli amanti della “satira” e del black humor non riusciranno proprio a lavorare per le grandi risate che si faranno.
Tornando al mustardelo autoproclamato re della viralità. Non prendiamoci per il culo. Non c’è nessun intento sociologico o educativo, anche se lo dici spesso. C’è la necessità patologica di farsi vedere e assumere la moneta corrente: like e condivisioni. Lo fai per te stesso. Punto. Il tuo esimio collega, quell’altro susaniello che si è spacciato per un farmacista in gita in Giappone prima o poi dovrà rispondere del suo atto. Prima o poi toccherà anche a te.
Cominciamo dalle piccole cose. Visto che sei l’admin di Gianni il Malvagio, iniziamo da quello. Vediamo in quanti sta sul cazzo che dietro quella pagina ci sia tu.

Nota:
Nessun cibo o piatto della tradizione popolare italiana è stato maltrattato nella stesura di questo post.
Anzi, vengono indicati per dimostrare come, da materie prime povere e destinate alla pattumiera, si è stati capaci di trarne delle ricette prelibate.
Cosa che non accade con la materia prima oggetto di questo articolo.

 

 

 

 

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